STORIA, PROPRIETA' E CURIOSITA':
Gli agrumi sono uno dei fiori all'occhiello della frutticoltura nazionale, con valori di esportazione e di consumo interno che vedono le arance al primo posto, seguite da clementine / mandaranci, limoni e mandarini. Tra refrigerazione, paraffinatura della buccia e cultivar “a scalare”, il periodo delle arance sul mercato è davvero lungo. Le precoci maturano a partire da ottobre, le più tardive si raccolgono ancora a giugno, tenendo conto delle aree vocate alla loro coltivazione, che partono dal Lazio per toccare tutte le regioni del Sud. Se il pieno inverno è la stagione della varietà a polpa rossa (Moro, Tarocco, Sanguinello, Sanguigno), più avanti arrivano le bionde (Biondo Comne, Ovale, Navel, Valencia, Washington Navel) alcune delle quali dette “ombelicate” per la presenza di un minuscolo frutto interno nella parte apicale, come il pernambucco tipico del Ponente ligure.
Tra le pigmentate rosse, la più conosciuta e diffusa è la Taroccco (buccia con sfumature granata, spicchi ben divisibili, polpa screziata), la più tardiva è la Sanguinello, la più recente – e la più precoce- è la Moro, diffusasi nel territorio di Lentini (Siracusa): ha forma ovoidale, buccia e polpa con sfumature rosso intenso, polpa priva di semi. Tutte e tre le varietà sono a Igp, sotto la denominazione di Arancia Rossa di Sicilia.
Le arance bionde presentano, in genere, succhi a grana fine succosi, con un rapporto acidità/ grado zuccherino a favore della dolcezza; alcune sono prive o povere di semi, il che le rende molto adatte all'estrazione di succo.
All'Arancia Bionda di Ribera (Agrigento) è riconosciuta la Dop, e chi l'assaggiata trova che sia perfetta per la tipica insalata insaporita con olio, cipolla e qualche oliva. Biondo Comune e Duretta sono le varietà prodotte negli agrumeti del Gargano – Arance del Gargano Igp – in coltivazioni storiche impiantate nei pressi di case padronali e protette da muri a secco.
I sei marchi Igp assegnati a tipi di limoni distribuiti tra Campania, Puglia e Sicilia – con la Sicilia a rappresentare circa il 50% della produzione totale del Mediterraneo – attestano la diffusione di questo Citrus, che consente tre raccolte: invernale, primaverile, estiva. Sono il Limone Costa d'Amalfi e il Limone di Sorrento (Campania), il Limone di Siracusa e l'Interdonato di Messina, della costa jonica (Sicilia), il Limone di Rocca Imperiale (Calabria) e il Femminello del Gargano (Puglia). Gli alberi, spesso coltivati su terrazzamenti dove non è possibile alcuna meccanizzazione, danno frutti ora oblunghi o sferoidali; la loro buccia, di medio spessore ( ma molto sottile nel Femminello a scorza gentile), ha colorazioni che vanno dal giallo chiaro al citrino intenso al verde opaco, come nel verdello, estivo, del Limone di Siracusa, l'acidità è moderata in alcuni (come il Costa d'Amalfi), più accentuata in altri ( come il Sorrento), così per i semi, scarsi o quasi assenti in alcune varietà. Grande resa in succo per il Limone di Rocca Imperiale, profumo intenso per tutti, grazie alla ricchezza di oli essenziali ritenuta indispensabile per la produzione dei celebri liquori, Limoncello su tutti. Particolare l'Interdonato, ibridato da un clone di cedro e uno di limone, dalla buccia sottile e dal succo più dolce della media, tanto da meritare un consumo diretto con zucchero o emulsioni salate.
Al di là delle principali regioni produttrici e dei prodotti tutelati, come non ricordare gli orti terrazzati della Liguria, le sponde del lago di Garda, l'agro di Villacidro, in Sardegna, e tanti tratti costieri della penisola punteggiati dall'oro di questo agrume? Gli va riconosciuto l'esteso utilizzo alimentare: il succo fresco è un ottimo dissetante, condisce verdure cotte e crude, pesci e frutti di mare, ed è la base di sorbetti e gelati. La scorza, poi, viene grattugiata in tante preparazioni salate e dolci.
Al gruppo dei “mandarini,” termine che spesso si usa in modo generico, appartengono il mandarino vero e proprio e i suoi ibridi, di non facile classificazione botanica. Il mandarino classico è impareggiabile per la sua aromaticità, tanto che è impiegato per sorbetti, bavaresi e liquori grazie agli oli essenziali contenuti nella buccia. Da ricordare, oltre ai mandarini abruzzesi della Costa dei Trabocchi, il Tardivo di Ciaculli dal sapore zuccherino, ancora coltivato nell'omonima frazione di Palermo.
Per il consumo diretto, la presenza di numerosi semi e di una consistente membrana che avvolge gli spicchi induce oggi a preferire gli ibridi mandarancio e clementina. Il primo, incrocio tra arancio e mandarino, piace per il sapore che ricorda l'arancia, per la succosità, per la praticità del consumo. Le clementine, ibrido tra un mandarino Avana e un arancio amaro, furono segnalate per la prima volta in Algeria e presero il nome da un frate, Clément Rodier, che le avrebbe ottenute casualmente.
Approdate in Calabria, furono coltivate diffusamente a partire dagli anni 50 del Novecento in diverse zone ( la piana di Gioia Tauro, la fascia ionica reggina e la piana di Sibari), rendendo la regione il principale produttore nazionale. L'Igp tutela le Clementine di Calabria e quelle del Golfo di Taranto, precisando le caratteristiche che devono possedere, chiave del loro successo: precocità, succosità e dolcezza, buccia liscia o sottile, assenza di semi o numero esiguo di essi. Per ottenere i frutti completamente apireni, cioè senza semi, si continuano a sperimentare nuove varietà, come avviene nel Metaponto, il distretto lucano più interessato alla produzione.
Tra gli agrumi minori è coltivato anche il pompelmo, particolarmente in Sicilia; il cedro in particolare alla costa tirrenica della Calabria; il chinotto, coltivato in Calabria, Sicilia e Liguria nella provincia di Savona.
Edibili in sé ma non graditi al palato sono il bergamotto Igp e l'arancio amaro, il cui olio essenziale è apprezzato dai profumieri, nella cosmesi e in fitoterapia.
Tutti gli agrumi sono ricchi di vitamine, in particolare la vitamina B e la vitamina C

