Visita al fornitore La Soleggiata del 20 aprile 2024
Piacevole pomeriggio di metà aprile, trascorso dai soci Adelmo e Gianna, Consuelo, Marta, Claudia e Anna, Laura ed il suo amico Alberto, Carlo e suo figlio Andrea, Daniela, Pietro, Graziella, Maria, Claudio, tra i meleti dell’azienda La Soleggiata, di Cerrione, nata nel 2015 da un’idea di Michael Silverman, di padre americano e madre biellese, laurea in Filosofia a Firenze e un lavoro nel commercio di gioielli. Su quattro ettari di terreno Michael inizia a coltivare circa 6000 alberi in regime di agricoltura biologica.

Il risultato sono circa 2000 quintali di frutti l’anno, che inizialmente vendeva freschi o in forma di frittelle in giro per le sagre.
Nina, che cura l’azienda assieme a Michael, e sua compagna, ci ha condotto tra i filari dei meli in fiore, portando nel marsupio annodato alla vita il suo bellissimo bambino Giovanni, mentre il cane Giabi ci seguiva paziente, non disdegnando le nostre carezze e attenzioni.
Camminando, abbiamo ascoltato Nina mentre descriveva il lavoro, la cura verso le piante, irrigate a goccia, coperte da teli per proteggerle dalla grandine, che quando arriva è capace di rovinare il lavoro e la raccolta della frutta. O dalla neve, perché fuori stagione, il freddo fa patire i fiori.
La protezione dai parassiti è garantita da alcuni trattamenti effettuati con rame o zolfo, ma anche dalle trappole ai feromoni, spesso adoperate in agricoltura biologica. I feromoni utilizzati riproducono quelli emessi dalle femmine degli insetti durante il periodo di accoppiamento, e servono a distruggere selettivamente un grande numero di insetti dannosi maschi per impedirne la riproduzione.

Le varietà di mele coltivate sono le Crimson, le Dalinette, le Gold Rush, le Granny Smith. Queste ultime vengono usate per l’impollinazione poiché hanno una lunga fioritura.
I frutti vengono raccolti a mano, con il solo supporto del carro raccolta, e l’erba tagliata a file alterne. Tecnica definita a “inerbimento controllato”, la quale consente di proteggere il suolo dagli agenti atmosferici che, a lungo andare, lo impoveriscono di sostanze organiche. L’erba lasciata diventa una sorta di pacciamatura naturale, che nutre le piante delle sostanze organiche mancanti.

Dai campi siamo poi passati al piccolo, ma attrezzato, laboratorio di trasformazione delle mele, e dove il lavoro viene svolto esclusivamente da Nina.
I contenitori vengono pastorizzati nel forno apposito, mentre le mele cuociono in un capiente pentolone con intercapedine, nel quale si versa acqua, per evitare il contatto diretto con la fiamma. Il metodo di cottura è tipo bagnomaria.
La consistenza delle mele, e gli aromi inseriti dopo la cottura, variano in base al prodotto finito desiderato
Per produrre il sidro si utilizzano piante giovani, innestate con più varietà di meli.
Come spesso accade, dopo le nostre domande, le risposte pazienti dei produttori, gli aneddoti che si raccontano, le allegre risate, e prima dei saluti, si chiede di poter acquistare quei prodotti, che già conosciamo, ma che sarebbe un peccato non prenderne ancora un po’.
Maria
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